“Buongiorno sig. Ferricchio,
le scrivo per esporle un problema che preoccupa me e altri genitori della scuola Defassi.
Da alcuni mesi hanno chiuso due aule del terzo piano (la quinta B e la quinta C) perché inagibili.
La nostra preoccupazione è dovuta dalla presenza, a detta dei bambini, di vermi che cadono sui banchi dal soffitto.
Tuttora i bambini non utilizzano ancora le aule in questione e nonostante siano già stati fatti degli interventi di disinfestazione il problema non si è ancora risolto. Sono molto preoccupato per i risvolti che questa “infestazione” potrebbe avere sulla salute dei nostri figli.”
Ho ricevuto tramite form questa mail, ero a conoscenza di alcuni disguidi tecnici riscontrati all’interno delle aule della scuola elementare, ma non credevo che si trattasse di un problema così grave e serio. Non mi sorprende il comportamento dell’amministrazione comunale e non mi stupisco di un’eventuale lentezza nell’intervenire a risolvere problemi di questa entità. Non è possibile che ad oggi le aule risultino ancora chiuse, è evidente che gli interventi, se effettuati, si sono rivelati inutili. E’ necessario agire tempestivamente perché stiamo parlando della salute di bambini, parassiti di questo tipo sono vettori di gravi malattie in quanto portatori di batteri e virus.
Si chiede chiarezza e tempestività per la risoluzione di questo problema. I genitori hanno il diritto di vivere serenamente sapendo che le strutture scolastiche che accolgono i loro bambini rispettano gli standard di sicurezza e igiene, imposti dalle vigenti normative.
domenica 15 marzo 2009
mercoledì 11 marzo 2009
Anche Borgaro ne ha bisogno.
"Parliamo dei cittadini volonterosi che si mettono a disposizione del prefetto e del sindaco".
Ronde, l’esempio viene da sinistra
Abdicazione dello Stato, razzismo strisciante, legittimazione degli “squadroni della notte”: la sinistra ne ha dette di tutti i colori sul via libera ai volontari per la sicurezza da parte del governo.
Ma, come al solito, l’opposizione straparla senza riflettere, nella sua furia antiberlusconiana, e incappa spesso in clamorose contraddizioni che si trasformano in altrettanti boomerang. Le cosiddette “ronde” – come vengono definite con accezione tutta negativa - non sono altro, infatti, che esperienze già regolamentate, ad esempio, dalla Regione Emilia Romagna, dal Comune di Bologna e da quello di Genova, tutte amministrazioni rette dal centrosinistra.
È inaccettabile, insomma, l’ipocrisia di chi accusa il governo di fare leggi che violano la Carta universale dei diritti dell'uomo dopo aver fatto esattamente la stessa cosa. A Genova, per esempio, fu attuato un “presidio civile” del territorio, in Emilia Romagna una legge regionale, più di otto anni fa, ha previsto la costituzione di associazioni di volontariato in aiuto alle vittime della violenza, che non sono altro che le famigerate ronde. Ma ecco cosa accade da tempo in Emilia Romagna, a Bologna e a Genova.
Comune di Genova. L´assessorato alla Città Sicura del Comune ha varato il progetto "Presidio Civile del Territorio" con l’obiettivo di fornire servizi sempre più vicini ai bisogni delle persone. Il progetto mira al miglioramento del rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni, all’innalzamento del livello di qualità della vita e di vivibilità della città, alla prevenzione di situazioni di disagio e di conflitto. L’attività è svolta da volontari qualificati dell’Associazione Nazionale Carabinieri e della Società di Mutuo Soccorso della Polizia Municipale e prevede una stretta collaborazione con le sezioni territoriali della Polizia Municipale, sotto il coordinamento dell’Unità Organizzativa Città Sicura del Comune di Genova e del Comando della Polizia Municipale. Il lavoro dei volontari consiste nell’osservazione del territorio, nella rilevazione di situazioni di criticità e degrado riconducibili a inciviltà ambientali e sociali, nel monitoraggio dei fenomeni sociali più evidenti, nel presidio di aree normalmente fruite dalle fasce più deboli della popolazione.
“Questo servizio, voluto dall’amministrazione comunale – si legge in un comunicato del febbraio 2008 - va ad integrarsi con la presenza del vigile di quartiere, di cui è prevista l’estensione a tutto il territorio cittadino”. Ebbene, un anno dopo la stessa giunta di Genova ha stigmatizzato con parole durissime il provvedimento del governo sui volontari per la sicurezza.
Emilia Romagna. La Regione Emilia Romagna concede contributi ad associazioni e organizzazioni di volontariato iscritte ai registri che operano a favore delle vittime di reati nel campo della sicurezza e a sostegno della prevenzione dei reati, come prevede l'articolo 5, comma 2 della Legge Regionale 24/2003. Quando l’opposizione accusa il governo di aver violato la Costituzione, farebbe dunque bene a ricordarsi che la prima legge in materia l'ha fatta la Regione Emilia Romagna nel 2003.
La rossa Emilia, in effetti, nel dicembre di sei anni fa – disciplinando la polizia amministrativa locale e la “promozione di un sistema integrato di sicurezza” attraverso la legge regionale numero 24 - ha previsto “l'utilizzazione di forme di volontariato” per realizzare “una presenza attiva sul territorio, aggiuntiva e non sostitutiva rispetto a quella ordinariamente garantita dalla polizia locale” e con il compito di “promuovere l'educazione alla convivenza e il rispetto della legalità, la mediazione dei conflitti e il dialogo tra le persone, l'integrazione e l'inclusione sociale”. Oggi, dicono fonti della Regione, si contano 1.500 volontari impegnati in 80 Comuni.
Comune di Bologna. Pensionati tra i 55 e i 65 anni, a squadre di tre, agli ordini di un ex comandante della Polizia municipale, pattugliano le strade del Villaggio Ina, un gruppo di case e negozi nel quartiere Borgo Panigale, periferia Ovest di Bologna. Armati di buona volontà e di due telefonini. Il presidente del quartiere assicura che è improprio parlare di ronde, e che si tratta semmai di “cittadinanza attiva”. L’ideatore dei “volontari per la sicurezza” bolognesi è l’ex magistrato Libero Mancuso, assessore della giunta Cofferati. Nella versione originaria, l’iniziativa era limitata agli studenti universitari, poi il Comune ha dato il suo via libera anche ai pensionati.
"È una semplificazione strumentale parlare di ronde – ha sempre detto Mancuso - perché qui c'è un respiro diverso, in cui il rispetto è parte fondamentale". I volontari, secondo l'assessore, devono relazionarsi con chi "non ha la consapevolezza di far parte della città e di doverla rispettare". E in caso di pericolo, il telefonino che il Comune ha dato loro in dotazione serve per avvertire le forze dell'ordine. La giunta bolognese ha organizzato una specie di corso di formazione tenuto da polizia, carabinieri, fiamme gialle e vigili urbani. Poi ha steso la bozza di convenzione. I volontari hanno tutti un giubbotto e un tesserino di riconoscimento con il logo di Palazzo D' Accursio. Il loro mandato, si chiamino “volontari per la sicurezza” o “assistenti civici” è avvertire le forze dell'ordine se ci sono situazioni di pericolo per i cittadini.
Dunque, il governo non ha fatto altro che ripetere a livello nazionale ciò che tre amministrazioni rosse hanno già sperimentato sui rispettivi territori. E allora, dov’è lo scandalo?
Considerato che sul nostro territorio i continui furti, il bullismo e gli atti vandalici crescono a dismisura, sono pienamente favorevole alla nascita di gruppi di cittadini volonterosi che si mettono a disposizione della Nostra Città.
Ronde, l’esempio viene da sinistra
Abdicazione dello Stato, razzismo strisciante, legittimazione degli “squadroni della notte”: la sinistra ne ha dette di tutti i colori sul via libera ai volontari per la sicurezza da parte del governo.
Ma, come al solito, l’opposizione straparla senza riflettere, nella sua furia antiberlusconiana, e incappa spesso in clamorose contraddizioni che si trasformano in altrettanti boomerang. Le cosiddette “ronde” – come vengono definite con accezione tutta negativa - non sono altro, infatti, che esperienze già regolamentate, ad esempio, dalla Regione Emilia Romagna, dal Comune di Bologna e da quello di Genova, tutte amministrazioni rette dal centrosinistra.
È inaccettabile, insomma, l’ipocrisia di chi accusa il governo di fare leggi che violano la Carta universale dei diritti dell'uomo dopo aver fatto esattamente la stessa cosa. A Genova, per esempio, fu attuato un “presidio civile” del territorio, in Emilia Romagna una legge regionale, più di otto anni fa, ha previsto la costituzione di associazioni di volontariato in aiuto alle vittime della violenza, che non sono altro che le famigerate ronde. Ma ecco cosa accade da tempo in Emilia Romagna, a Bologna e a Genova.
Comune di Genova. L´assessorato alla Città Sicura del Comune ha varato il progetto "Presidio Civile del Territorio" con l’obiettivo di fornire servizi sempre più vicini ai bisogni delle persone. Il progetto mira al miglioramento del rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni, all’innalzamento del livello di qualità della vita e di vivibilità della città, alla prevenzione di situazioni di disagio e di conflitto. L’attività è svolta da volontari qualificati dell’Associazione Nazionale Carabinieri e della Società di Mutuo Soccorso della Polizia Municipale e prevede una stretta collaborazione con le sezioni territoriali della Polizia Municipale, sotto il coordinamento dell’Unità Organizzativa Città Sicura del Comune di Genova e del Comando della Polizia Municipale. Il lavoro dei volontari consiste nell’osservazione del territorio, nella rilevazione di situazioni di criticità e degrado riconducibili a inciviltà ambientali e sociali, nel monitoraggio dei fenomeni sociali più evidenti, nel presidio di aree normalmente fruite dalle fasce più deboli della popolazione.
“Questo servizio, voluto dall’amministrazione comunale – si legge in un comunicato del febbraio 2008 - va ad integrarsi con la presenza del vigile di quartiere, di cui è prevista l’estensione a tutto il territorio cittadino”. Ebbene, un anno dopo la stessa giunta di Genova ha stigmatizzato con parole durissime il provvedimento del governo sui volontari per la sicurezza.
Emilia Romagna. La Regione Emilia Romagna concede contributi ad associazioni e organizzazioni di volontariato iscritte ai registri che operano a favore delle vittime di reati nel campo della sicurezza e a sostegno della prevenzione dei reati, come prevede l'articolo 5, comma 2 della Legge Regionale 24/2003. Quando l’opposizione accusa il governo di aver violato la Costituzione, farebbe dunque bene a ricordarsi che la prima legge in materia l'ha fatta la Regione Emilia Romagna nel 2003.
La rossa Emilia, in effetti, nel dicembre di sei anni fa – disciplinando la polizia amministrativa locale e la “promozione di un sistema integrato di sicurezza” attraverso la legge regionale numero 24 - ha previsto “l'utilizzazione di forme di volontariato” per realizzare “una presenza attiva sul territorio, aggiuntiva e non sostitutiva rispetto a quella ordinariamente garantita dalla polizia locale” e con il compito di “promuovere l'educazione alla convivenza e il rispetto della legalità, la mediazione dei conflitti e il dialogo tra le persone, l'integrazione e l'inclusione sociale”. Oggi, dicono fonti della Regione, si contano 1.500 volontari impegnati in 80 Comuni.
Comune di Bologna. Pensionati tra i 55 e i 65 anni, a squadre di tre, agli ordini di un ex comandante della Polizia municipale, pattugliano le strade del Villaggio Ina, un gruppo di case e negozi nel quartiere Borgo Panigale, periferia Ovest di Bologna. Armati di buona volontà e di due telefonini. Il presidente del quartiere assicura che è improprio parlare di ronde, e che si tratta semmai di “cittadinanza attiva”. L’ideatore dei “volontari per la sicurezza” bolognesi è l’ex magistrato Libero Mancuso, assessore della giunta Cofferati. Nella versione originaria, l’iniziativa era limitata agli studenti universitari, poi il Comune ha dato il suo via libera anche ai pensionati.
"È una semplificazione strumentale parlare di ronde – ha sempre detto Mancuso - perché qui c'è un respiro diverso, in cui il rispetto è parte fondamentale". I volontari, secondo l'assessore, devono relazionarsi con chi "non ha la consapevolezza di far parte della città e di doverla rispettare". E in caso di pericolo, il telefonino che il Comune ha dato loro in dotazione serve per avvertire le forze dell'ordine. La giunta bolognese ha organizzato una specie di corso di formazione tenuto da polizia, carabinieri, fiamme gialle e vigili urbani. Poi ha steso la bozza di convenzione. I volontari hanno tutti un giubbotto e un tesserino di riconoscimento con il logo di Palazzo D' Accursio. Il loro mandato, si chiamino “volontari per la sicurezza” o “assistenti civici” è avvertire le forze dell'ordine se ci sono situazioni di pericolo per i cittadini.
Dunque, il governo non ha fatto altro che ripetere a livello nazionale ciò che tre amministrazioni rosse hanno già sperimentato sui rispettivi territori. E allora, dov’è lo scandalo?
Considerato che sul nostro territorio i continui furti, il bullismo e gli atti vandalici crescono a dismisura, sono pienamente favorevole alla nascita di gruppi di cittadini volonterosi che si mettono a disposizione della Nostra Città.
Iscriviti a:
Post (Atom)